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Testimonianze - Dialetto di Cavagnago

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Dialétt da Cavagnég
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Testimonianze dal passato
Viaggio con maiali mucche e capre sull'alpe Stabiello.
Dialétt
Italiano
Adina Faretti


Quand è che s vaghéve n l’alp che gh’ére mighe mò la strède a vaghevan a pé coi bas-ciüi ag matevan un di e na nöcc e magheri a ruauan mighé int tucc wiu. Quant a ruauan int a ghere sgia pront la maschèrpe da purtè fo.

Am ragordi che mi e Rizime um n’ann Dai tre Crousc i su ngh’eum scia seig o sett e queiduni éran già nche su um pò gròss e cui li vaghévan mai, a vaghévan ma a pass da gailne a nè issu e un bot ogni tanti bisugnava degh una quei bastunede per fai mou su. Insoma fin ala Lagoncia n’ann facc na pel e dopu li a sen butei sgiu em biu da stè li pissé che mn’ora par fai drizè su, parché san drizaua un e san butaua sgiu um n’altru. E dopu am ragordi be più propri ben, ma credi che quand a sem radut su in casine un l’e crapou
Quando si andava sull’alpe e non c’era ancora la strada, andavano a piedi con i maiali e ci impiegavano un giorno e una notte e magari non arrivavano (i maiali) tutti vivi. Quando arrivavano era già pronta la ricotta da portare via.

Mi ricordo che io e Rizzime un anno a partire dalle Tre croci a salire ne avevamo sei o sette ed alcuni erano già un po’ grossi e quelli lì non andavano (camminavano) mai, andavano al passo di gallina a salire e una volta ogni tanto si doveva dar loro qualche legnata / bastonata per farli muovere un po’. Insomma fino alla Lagoncia hanno fatto una grande fatica e dopo li si sono sdraiati ed abbiamo dovuto star lì più di un’ora per farli ripartire, perché se ne alzava uno e se ne sdraiava un altro. Dopo, non mi ricorso più proprio bene, ma credo che quando siamo arrivati alla cascina uno (maiale) è morto.
Iginio Rosselli


Dal quarantadüi mi e póuro  Franco l’am facia amò a pé, da Cavagnégh a nè fin a Stabiéll. A naum vie ala matin ai cinch o forzi prime, ai quatro, cui cauri e ruvaum int ai tre e méze o ai quatro. Cui vacch a partivan da chi ala sire ai cinch o ai séisc, a viagiavan det  nöcc e ruvaan int ala matin ai sètt.

Sémpre mi e póuro Franco sém stacc int in casine vége, durmium cu l’umbrèle vèrte parche a vigneue sgiu  l’aqua.  A purtaum int i lén  in  cassine,  tucaua drizzai su adré l fògh par fai sciughè.

Nel 1942 io e il povero Franco (Rosselli) l’abbiamo fatta ancora a piedi, da Cavagnago ad andare fino a Stabiéll.
Partivamo alla mattina alle cinque o forse prima, alle quattro, con le capre e arrivavamo alle tre e mezza o alle quattro. E con le vacche parti­vano da qui alla sera alle cinque o alle sei, viaggia­ vano di notte e arrivavano dentro alla mattina alle sette.

Sempre io e il povero Franco (Rosselli) siamo stati nella cascina vecchia, dormivamo con l’ombrello aperto perché veniva giù l’acqua. Portavamo dentro la legna in cascina, ci toccava disporla in piedi attorno al fuoco per farla asciugare.
Dino Rosselli


Am manou i basciüi fin ai Tre Crousc, ai am dascarghei, ai am radut su ala Lagoncia, s’enn butéi in l’acqua e enn crapei.

Abbiamo trasportato i maiali fino alle Tre Croci, li abbiamo scaricati, li abbiamo condotti fino alla Lagoncia, li si sono buttati nell’acqua e sono morti.
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